Mi è stato rimproverato il fatto di
mettere dei testi di canzoni qui sul mio blog.
"Se non sai cosa scrivere non ricorrere a questi mezzucci".
Giusto.
Però, visto che è il mio blog,
visto che sono le canzoni che piacciono a me,
ecco là un altro bellissimo testo, di un genio che si chiama Lucio Dalla,
il disco si intitola 1980 ed è uscito, pensate, nel 1980! Incredibile!
Ci sono alcune cose in particolare di questa canzone che mi piacciono,
ma le dico dopo...
MAMBO
"Dov'è? Dov'è?"
"Dov'è? Quel cuore, dov'è?"
"Datemi un coltello, un coltello per favore"
Dov'è quel cuore bandito?
che ha tradito il mio povero cuore l'ha smontato e finito
"Dov'è?"
Tu reggimi la mano
e poi dimmi se il suo cuore è vicino o se è andato lontano
se è in giro per l'Europa
occhi neri, il suo cuore si è seccato, è diventato una scopa
"Dov'è?"
Se d'amore è proprio vero che non si muore
cosa faccio nudo per strada mentre piove
e c'è di più, non dormo da una settimana
per quel cuore di puttana
Sono andato al cinema e mi han mandato via
perché piangevo forte e mangiavo la sua fotografia
e tu...e tu...
Datemi un coltello, un coltello per favore
dov'è quel cuore marziano?
se n'è andata sbattendo la porta e avevo in mezzo una mano
dov'è la diva del muto?
è una minaccia per tutti il suo cuore
il suo cuore ad imbuto
"Dov'è?"
"Dov'è?"
Scende dal tram e si avvicina e fa due passi di mambo
si sente molto furba e carina, dice: "con te non ci rimango"
Io col cuore in cantina, ma sono un uomo e dico:"vattene via!
Leva il tuo sorriso dalla strada e fai passare la mia malinconia.
E porta via gli stracci, i tuoi fianchi e quella faccia da mambo
e la tua falsa allegria per trasformare in sorriso anche l'ultimo pianto
tu si proprio tu, tu si proprio tu, che non hai mai paura
chiedi se qualcuno ti presta la faccia, stai facendo una brutta figura"
La mia regina del mambo,
se ci ripenso preferisco ritornare in cantina
che avere te ancora al mio fianco
Tu....tu...
Innanzitutto le immagini...
Mi figuro un L. Dalla stravolto che vaga per le strade
in preda al delirio urlando : "Dov'è, dov'è?".
E già questo non è poco. 
Poi ci sono alcune chicche:
- il cuore essiccato che diventa come una ramazza,
come un ramo morto, una foglia secca, refrattario e muto;
- la strofa centrale, "se è proprio vero che d'amore non si muore",
paradossalmente tragicomica,
anche qui mi immagino l'autore,
(nudo, inzuppato di pioggia e poi di lacrime che divora fotografie);
- il cuore bandito, marziano, figlio di puttana
ma soprattutto ad imbuto (tutto entra ma non esce nulla),
che diventa un pericolo pubblico! Esagerato, bellissimo!!
Il finale, con una dolorosa manifestazione di dignità maschile
(ma erano gli anni ottanta, oggi vedo in giro tanti begli zerbini :-D ),
ma anche in questo c'è l'ironia:
"Leva il tuo sorriso dalla strada",
nemmeno fosse un autotreno quel suo sorriso,
che ingombra completamente il passaggio,
la malinconia di lui altrettanto enorme
che non riesce a passare, i vestiti (che diventano "stracci"),
la figura della sua "diva del muto" nonché "regina del mambo",
due immagini precise di un certo modo di essere viva,
imprevedibile e lunatica, mai ferma nemmeno negli affetti
e che costringe il malcapitato innamorato
a inseguire suo malgrado, e ad amare disperatamente.
L'unica àncora di salvezza è l'ironia (autoironia),
e il senso del buffo. Anche se la scrittura è in prima persona
in realtà racconta di lei, facendone un ritratto intenso e bislacco,
restituendo un'immagine viva e precisa.
Ossequi ai miscredenti.
Agli altri, baci e abbracci.